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| Programma N° |
924401.IJ.012 |
| Settore |
- |
| Titolo Progetto
| Restauratori di dipinti su tela e cornici dorate in legno |
| Sede di Svolgimento
| Palermo |
| Durata (ore) |
1200 |
| Data inizio Attività |
01/04/1992 |
| Data fine Attività |
21/12/1992 |
| Data Esami |
21/12/1992 |
| Requisiti di Ammissione |
1. DIPLOMA SCUOLA MEDIA SUPERIORE 2. ETÀ INFERIORE AI 25 ANNI 3. ISCRIZIONE ALLE LISTE DI COLLOCAMENTO 4. RESIDENZA IN UNO DEI COMUNI DELLA REGIONE SICILIA 5. SESSO FEMMINILE |
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| Iscritti al Corso
| 15 |
| Ammessi agli Esami
| 13 |
| Esaminati |
13 |
| Idonei |
10 |
| Non Idonei |
3 |
| Obiettivi |
Gli obiettivi iniziali, attraverso l’articolazione delle materie erogate durante il corso. Sono stati raggiunti. Ci si era infatti prefissato, di preparare tecnici specializzati nel settore restauro, in grado di svolgere la loro attività sia in maniera autonoma che subordinata a terzi, fornendo alle allieve tutto il bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche impartite da docenti professionisti. Lo studio delle varie materie concepito in modo tale da essere di supporto a “Restauro”, materia fondamentale del corso, che si è avvalsa anche quest’anno di docenti formatesi all’istituto Centrale per il Restauro e all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dando così la possibilità di conoscere le nostre due uniche scuole nazionali di restauro di dipinti. Le allieve hanno potuto cimentarsi all’inizio sulle classiche esercitazioni di restauro, lavorando poi su opere di privati (quadri, candelabro e cornici). Con la collaborazione della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Palermo, è stato avviato un cantiere per restaurare il dipinto “La Lavanda dei piedi e L’ultima cena” siti nella chiesa di S. Ippolito, lavoro che le ha impegnate dando loro la possibilità in pratica, di conoscere il lavoro di cantiere e di constatare come le diverse materie concorrano al raggiungimento di un unico obiettivo, formare un restauratore. A completamento della formazione, in previsione di una futura apertura delle frontiere, è stato effettuato uno stage in Inghilterra dove si sono potute constatare diversità culturali che influiscono sulle fasi operative nell’ambito del restauro. Sono stati visitati i laboratori di Blackburn, Liverpool e Londra. Altro incontro interessante si è avuto in Italia con la partecipazione ad un seminario sul restauro della Cappella Sistina tenuto per la parte scientifica, dal responsabile di Gabinetto delle Ricerche scientifiche, dott. Nazareno Gabrielli e dal restauratore capo dott. Gianluigi Colalucci nei Musei Vaticani. Inoltre si sono potuti visitare, laboratori di restauro di Ditte private. Per tutta la durata del corso è stata evidenziata l’importanza delle professionalità in tutte le sue espressioni, iniziando da una buona preparazione teorica e pratica del restauro, materia fondamentale e tuttavia non unica per il lavoro. |
| Stage |
ATTIVITÀ DI LABORATORIO E STAGE IL RESTAURO DELLA “LAVANDA DEI PIEDI” Titolo dell'opera: LA LAVANDA DEI PIEDI Tecnica: OLIO SU TELA Datazione: sec. XVII, DATATO 1619 Autore: IGNOTO Dimensioni: XXXXXXXX Approvazione del progetto di restauro: 29/09/1992 Inizio dei lavori: 15/09/1992
Fasi preliminari alla foderatura
Il dipinto ad olio su tela raffigurante “La lavanda dei piedi e l’ultima cena” era collocato nella segrestia della Chiesa di S. Ippolito, sulla parete confinante con la navata laterale sinistra, a circa 4 metri di altezza dal pavimento, all’interno di una cornice di argento maccato. La rimozione dalla collocazione originaria è stata effettuata con l’apporto di un ponteggio mobile e tramite funi opportunamente distribuite e distanziate dal quadro con imbottitura di gomma piuma.
La velinatura
Prima di effettuare la velinatura della superficie pittorica è stato rimosso il materiale d’accumulo, prestando particolare attenzione a quelle zone dove il colore era particolarmente fragile e decoeso (bordi perimetrali del dipinto e zone interessate da tagli e lacune della tela). In corrispondenza delle toppe, applicate sul verso del dipinto in un precedente intervento di restauro, erano presenti delle stuccature grossolane che sono state rimosse, in questa prima fase, onde evitare che creassero spessore durante le operazioni di stiratura e che subissero un consolidamento dopo l’avvenuta foderatura. La superficie pittorica che presentava numerosi sollevamenti del colore, è stata preventivamente protetta con una velinatura eseguita con carta giapponese di grammatura media a colla di coniglio (1:14 in acqua, fiele di bue e melassa)
Smontaggio della tela dal telaio originale
La tela, che era già in alcuni punti svincolata dal telaio originale, è stata definitivamente liberata con l’ausilio di un levachiodi e di tenaglie, e adagiata su di un piano di legno opportunamente predisposto e rivestito da uno strato isolante di Melinex (pellicola trasparente di materiale plastico resistente alle alte temperature).
Pulitura del verso del dipinto
Il supporto originale è stato dipinto con l’ausilio dell’aspirapolvere e dell’azione meccanica di bisturi a lama fissa. Le toppe, applicate presumibilmente a colla forte in un precedente intervento, sono state asportate fornendo umidità e calore e servendosi di mezzi meccanici. La tela di supporto costituita dall’assemblaggio di tre pezze di tela, presentava due cuciture di giunture a rilievo, che sono state opportunamente abbassate con l’ausilio di bisturi a lama fissa, dopo aver passato su di esse una mano di colla forte (1:10 in acqua), così da rendere più agevole l’azione meccanica del bisturi. Sulle lacune e sui tagli del supporto sono stati applicati dei velatini di garza, in modo che i lembi delle lacune fossero preventivamente fermate. I velatini sono stati applicati con un adesivo acrilico (Primal AC33 in soluzione al 20% in acqua) così da non subire l’effetto del calore e dell’umidità durante l’applicazione della pasta da rifodero.
Fermatura del colore
Sulla tela originale, dal verso, è stata data una mano di colla di coniglio (1:18 in acqua) per consolidare il film pittorico e gli strati preparatori.
Foderatura (metodo fiorentino)
La scelta della tela da rifodero è stata determinata dalle dimensioni del dipinto e dalla tramatura della tela originale. Onde evitare lo stress di una doppia foderatura si è optato per una tela in lino a tramatura fitta con un rapporto di armatura tra trama e ordito di 2:1, del tipo comunemente conosciuto come tela olona. La tela da rifodero è stata preventivamente sfibrata tensionandola su di un telaio interinale (Telaio Rigamonti) e bagnandola con acqua calda, così da eliminare l’amido contenuto nelle fibre e prevenire successive variazioni dimensionali di questo materiale igroscopico. Il dipinto è stato applicato sulla tela da rifodero, trattata con colla di pasta e fatta aderire tramite stiratura fornendo pressione a temperatura adeguata (non superiore al 50%), fino all’asciugatura completa.
Svelinature
La carta giapponese, applicata in precedenza, è stata rimossa dopo la foderatura, bagnando la superficie con spugne imbevute di acqua tiepida.
Rimontaggio su nuovo telaio
Per fornire al dipinto un adeguato tensionamento, la tela è stata rimontata su di un nuovo telaio in legno di pino di Svezia, ad espansione, con zeppe di essenza legnosa di faggio, dotato di due traverse verticali e una orizzontale, date le dimensioni del dipinto. La tela è stata vincolata al telaio con chiodi da tappezziere a testa larga (sellerine).
Tasselli di pulitura
La superficie pittorica, ad un primo esame visivo, non presenta precedenti vernici protettive, mostrando una pellicola arida ed ormai aggredita da particellato incoerente atmosferico. I primi tasselli di pulitura, effettuati a tampone nella zona più significativa, hanno mostrato che sono state probabilmente utilizzate, in un precedente intervento confermato dalla presenza di toppe sul retro, vecchie stuccature e relative ridipinture, colle animali, olii e vernici colorate. Queste ultime prevalentemente sulla tonalità del nero, sono state adoperate sui manti di alcuni apostoli, coprendo l’originaria cromia dai toni brillanti. Le colle usate in passato, sia per proteggere che per ravvivare i colori, si sono alterate virando conseguenzialmente verso il giallo- arancio. I tasselli inoltre hanno rivelato una pellicola pittorica aggredita da precedenti interventi di pulitura: gli scuri hanno rivelato un avanzato grado di abrasione mentre, specialmente gli incarnati, hanno perso le originali rifiniture e velature. Per la pulitura del dipinto, dopo opportuni testaggi, sono state utilizzate miscele basiche che variano nella composizione e nella diluizione: - Acqua, Alcool, Ammoniaca e - Acqua, Ammoniaca a seconda delle zone affrontate; - Acqua, Butilammina e Dimetilformammide; - Tensiottivo in acqua. Le operazioni sopraindicate sono conformi con le metodologie operative dettate dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze.
VISITE AI SITI ARTISTICI DELLA CITTÀ DI PALERMO
Museo archelogico (Piazza Olivella) 24/04/1992
Fontana Pretoria 5/06/1992
Chiesa di S. Giovanni degli Eremiti 5/06/1992
Cappella Palatina 5/06/1992
La Cattedrale 6/06/1992
Casa Porfessa 6/06/1992
Palazzo Abatellis 12/06/1992
Sono state altresì condotte visite didattiche presso i siti artistico-monumentali: 1. La Martorana (5/06/1992) 2. Albergo dei Poveri (13/06/1992)
VISITE AI SITI ARTISTICI DELLA CITTÀ DI ROMA
Musei Vaticani - Seminario di restauro e chimica 9 e 10/12/1992
Fontana di Trevi 11/12/1992 Pantheon 11/12/1992
Piazza di Spagna 11/12/1992
Sono state altresì condotte visite didattiche presso i siti artistico-monumentali: 1. Galleria d'arte moderna (11/12/1992) 2. Chiesa di S. Ignazio (11/12/1992)
STAGE INGHILTERRA DAL 02/12/1992 AL 05/12/1992
Tate Gallery 03/12/1992
La Cattedrale anglicana di Liverpool 05/12/1992
Il Lady Lever Art Gallery - Liverpool 05/12/1992
Sono state altresì condotte visite didattiche presso i siti artistico-monumentali: 1. Laboratorio di Restauro Statale del North West Museum service di Blackburn (02/12/1992) 2. Walker Art Gallery (04/12/1992) |
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